Se si alimenta lo spirito e lo si guida,
E si abbraccia l'unita',
E' impossibile perdersi;
Se si adegua il respiro e si flette la tenerezza,
Si diventa come i bambini;
Se si purifica la visione,
Se la si libera e la si scruta,
Ogni macchia scompare.
Si puo' non sapere.

dal Tao Te Ching
di Lao Tzu

DAL PRINCIPIO
L'arte del combattimento consiste nel servirsi della conoscenza di quel complesso meccanismo che e' il corpo umano contro di esso.
Si puo' indebolire la forza di un uomo colpendo i suoi muscoli ed i suoi nervi, se ne possono bloccare le ossa cosi' da immobilizzarlo,si puo' distruggere l'intero suo equilibrio fisico fino a ridurlo all'impotenza.Un'arte marziale e' una sintesi di elementi che via via si sono aggiunti e reciprocamente integrati in un processo nato agli albori della civilta'. In particolar modo esistono pochissimi documenti rigurado la storia delle arti marziali poiche' l'insegnamento e' sempre stato prevalentemente orale. Le tracce scritte sono pervenute solo dopo secoli ed in scarse quantita' Inoltre i praticanti hanno sempre preferito tenere le loro tecniche segrete o perlomeno codificarle a pochi al fine di mantenere un certo vantaggio sull'evenutale avversario.
Ci sono movimenti come colpire con i piedi, sgambettare, graffiare, mordere, tirare i capelli, picchiare con la mano aperta, mettere le dita negli occhi, spingere o tirare che sono innati e che i bambini fanno giocando.
Si puo' dunque far risalire l'origine dell'arte marziale, estremizzando il concetto, al primo uomo che deliberatamente fece lo sgambetto ad un altro. Questo sgambetto si e' evoluto in una potente combinazione di discipline intellettuali e fisiche, che nei secoli sono diventate leve, prese, proiezioni, forme di attacco e di difesa nei modi piu' svariati possibli.
Le origini del kung fu whusu anch'esse risalgono alla notte dei tempi.

LA LEGGENDA DI BODHIDHARMA
In questa piccola ricerca storica non si puo' non citare la figura di un monaco indiano, che intorno al 520 DC arrivo' in Cina.
Qui leggenda e storia si fondono ma sembra che questo monaco che possedeva la conoscenza della legge (Dharma) e dell'illuminazione (Bodhi) giunse alla citta' di Kuang (Canton) dove fu ricevuto dall'imperatore Wu-di della dinastia Liang. Il suo nome era BodhiDharma, piu' tardi chiamato Damo dai cinesi.
Figlio di re Suganda di Madras, grande erudito del buddismo, nonche' 28mo successore di Buddha, BodhiDharma intraprese lunghe discussioni religiose con l'imperatore e la sua corte dell'imperatore, tanto che le sue idee "rivoluzionarie" lo costrinsero a rifugiarsi in un monastero nel regno di Wei. Il monastero era quello di Shaolin.
Se la leggenda dice il vero dopo nove anni di meditazione in una grotta raggiunse l'illuminazione.
Molti dei suoi seguaci monaci erano troppo deboli per sopportare le lunghe sedute immobili, percio' decise di rafforzarne il fisico mettendo a punto un metodo basato sulla pratica marziale gia' esistente in Cina ed a Shaolin, sulle sue conoscenze dello Yoga e sulle tecniche guerriere della sua casta.
La sua figura, quindi, sarebbe doppiamente importante per la storia delle arti marziali cinesi per aver posto il primo mattone del Kungfu di Shaolin e per aver contribuito a diffondere il buddismo Chan.
Va comunque precisato che BodhiDharma non fu il creatore di uno stile di combattimento, ne' il primo indiano a diffondere il buddismo in Cina, ne' l'inventore di un metodo di mantenimento della salute, ma riusci' a riunire tutto questo in una singola pratica. Prima del suo arrivo i cinesi che praticavano le arti marziali s'allenavano soprattutto a combattere, o per scopi militari o per difesa dalle aggressioni. Damo ha portato il Wu-De (virtu') cioe' il vero significato delle arti marziali, la cura dello svuiluppo spirituale e della salute fisica.
La storia di questo monaco e' ancora avvolta nel mistero, poiche' ad oggi non esistono prove ufficiali sulla sua esistenza, ma tanti indizi fatti di testimonianze, racconti, testi perduti e prefino possibili errori di traduzione. Resta comunque il fascino ed il mistero di un personaggio entrato nel mito.

LA TRADIZIONE DEL KUNG FU
Da circa millecinquecento anni la Cina detiene il ruolo di protagonista nel campo delle arti marziali. Le tecniche di combattimento, nate e cresciute in questo paese, venivano esportate dai praticanti cinesi in tutto il resto dell'Asia. Nello stesso tempo, chi si recava in Cina per diletto, commercio o studio apprendeva le discipline marziali locali e, di ritorno a casa,le divulgava nel proprio paese. Fu in Cina che vennero creati e sviluppati i primi sistemi filosofici e religiosi su cui sono fondate molte arti marziali. La trasmissione degli insegnamenti di Lao Tzu, di Confucio, dello stesso BodhiDharma e, in qualche maniera, anche di Sun Tzu, procedeva di pari passo con la trasmissione delle arti marziali cinesi, raggiungendo molti paesi dell'Asia. Di conseguenza ecco la nascita del Karate in Giappone, della Muay Thai in Thailandia del Viet Vo Dao in Vietnam, del Taekuando in Korea, tutte arti marziali fatte proprie dai rispettivi paesi, sviluppate e rielaborate nei secoli, si sono trasformate in quelle attuali.
Nella cultura cinese dove medicina, calligrafia, pittura, scultura, religione, filosofia, marzialita' e persino la guerra formano un'unica arte e' molto riduttivo, oggi, parlare di suddivisione di stili, di tecniche dure e tecniche morbide, ma tant'e' che centinaia di anni di tradizione con l'avvento dell'epoca moderna hanno assunto sempre di piu' una connotazione sportiva codificata.
Tanto e' trascorso dalla storia antica delle arti marziali alla codifica moderna di sud e nord, degli stili interni e degli stili esterni. Cio' che prima ha contribuito a diffondere la cultura, a scatenare ed a vincere guerre, cio' che ha visto l'alternarsi di imperatori e dinastie, oggi rivive gli antichi fasti in competizioni sportive, e in chi vuole rivivere l'efficacia, il benessere ed il fascino del Kung Fu che prova ogni praticante in ogni parte del mondo.

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